Dakar-Bamako: una corsa solidale in bicicletta, per l'Africa (13-22 febbraio)

A metà dicembre una delegazione Uisp, composta da Massimo Tossini, responsabile grandi iniziative Uisp, Roberto Rinaldi, presidente Territoriale UISP Ciriè Settimo Chivasso, Giancarlo Brocci della Lega ciclismo Uisp ed Elena Elia del comitato “Bici d’Italia per l’Africa” (che con l’Uisp collabora nell’organizzazione dell’evento), si è recata sul posto per verificare le condizioni del percorso e predisporre la logistica delle varie tappe dell’edizione numero zero del Tour ciclistico della solidarietà Dakar-Bamako che ora entra nel vivo della sua fase organizzativa.

Dal 13 al 22 febbraio 2009 un percorso di 1300 km verrà battuto da un gruppo di una trentina di ciclisti, composto da giornalisti, personaggi dello spettacolo, testimonial sociali tra i quali 6 senegalesi e 6 malesi, appartenenti alle rispettive Federazioni ciclistiche nazionali.
Cinque le tappe previste: si partirà da Dakar, in Senegal, alla volta di Joal; dopo un trasferimento in pullman, si passerà da Tambakunda a Gudiri; la terza tappa segnerà il valico del confine, da Gudiri infatti, città senegalese, si arriverà a Kayes in Mali; la quarta tappa sarà caratterizzata da un pernottamento in tenda in località Kolokani, dal quale si partirà il mattino seguente per l’ultima tratta, in direzione Bamako.
Tutti siamo stati abituati a conoscere Dakar come tappa finale del rally Parigi-Dakar. Una manifestazione affascinante, ma che ogni anno mieteva vittime tra i partecipanti e, cosa ancora più grave, tra le popolazioni locali. L’idea che si prefigge il progetto UISP consiste nel ripartire dalla conclusione di questa manifestazione sportiva per portare in Africa, nella stessa Dakar, una nuova idea di sport, più attenta alle esigenze sociali ed ambientali che sostituirà alle moto ed alle auto un mezzo sicuramente più in sintonia e rispettoso dell’ambiente: la bicicletta. Si vuole lasciare dei segni tangibili e portare attenzione nei confronti delle popolazioni toccate e di progetti di sostegno e cooperazione.
"Il viaggio -ha spiegato Massimo Tossini- ci ha posto di fronte ad alcune difficoltà oggettive, basti pensare che in alcune zone, per centinaia di chilometri, manca qualsiasi tipo di servizio idoneo all’ospitalità dei partecipanti al tour, per cui abbiamo dovuto inserire nel programma alcuni trasferimenti in pullman. Abbiamo ottenuto comunque garanzie di supporto importanti dal ministero dello Sport maliano e dalle federazioni di ciclismo di entrambi i paesi. Inoltre, abbiamo avuto l'occasione di incontrare la console italiana in Mali e l'ambasciatore italiano in Senegal. Il nostro auspicio è quello di riuscire a coinvolgere il più possibile la popolazione locale nelle varie tappe del tour, di acquisire esperienza e costruire buone basi per la ‘Dakar – Bamako’ 2010".
Roberto Rinaldi ha partecipato alla missione in rappresentanza di Peace Games, l’Organizzazione Non Governativa UISP che si occupa di progetti di cooperazione sviluppo internazionale. Così ci spiega l'iniziativa:
"Oltre allo scopo di organizzare il tour ciclistico, la delegazione UISP aveva il compito di stringere relazioni con ONG Italiane che operano in Mali e Senegal per individuare progetti di cooperazione allo sviluppo ai quali Peace Games possa partecipare, contribuendo con le competenze che sa esprimere meglio: quelle sportive"
Ci può fare degli esempi di alcuni di questi progetti?
"A Fatik, villaggio distante un centinaio di km da Dakar, si può pensare ad associare un centro sportivo a quello esistente di recupero al lavoro femminile e giovanile promosso da ACRA. A Gore, l’isola di fronte a Dakar famosa per la tratta degli schiavi dei secoli passati, si potrebbe considerare di realizzare un centro sportivo per i ragazzi delle scuole locali in cooperazione con ENDA, che ha già realizzato una scuola di nuoto. Nei parchi della regione di Louga / S. Louis, nel nord del Senegal, si può pensare ad altri progetti sportivi da affiancare a quello cicloturistico esistente"
Una lodevole esperienza che come rimarca Rinaldi

"vuole costruire progetti che caratterizzano lo sport per la sua valenza sociale e strumento che contribuisce a contrastare situazioni di disagio giovanile, particolarmente diffuse nei paesi poveri che abbiamo visitato. Questo è stato un primo passo nella strada, ancora lunga e impegnativa, della realizzazione futura di progetti di sport sociale"

(Dario De Vecchis)

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